Realizzato senza contributi pubblici e frutto di oltre tre anni di lavorazione tra Napoli, Kenya e Zambia, il documentario sarà presentato in anteprima mondiale al Giffoni Film Festival 2026. È inoltre l'ultima opera cinematografica realizzata all'interno delle Vele di Scampia prima della loro demolizione.
"Il Coach dei 2 Mondi" in anteprima mondiale al Giffoni Film Festival 2026: il documentario di Adriano Pantaleo racconta Antonio Petillo, il coach che cambia la vita dei ragazzi tra Napoli e l'Africa.
Sarà presentato in anteprima mondiale al Giffoni Film Festival 2026, nella sezione dedicata allo sport, "Il Coach dei 2 Mondi", il nuovo documentario diretto da Adriano Pantaleo che racconta la straordinaria storia di Antonio Petillo, l'allenatore che ha dedicato la propria vita a formare generazioni di ragazzi tra Napoli e l'Africa, facendo del basket uno strumento di educazione, inclusione e cambiamento sociale. Un racconto che attraversa oltre quarant'anni di impegno e restituisce il ritratto di un uomo che ha trasformato la propria passione in una missione educativa.
L'anteprima mondiale al Giffoni Film Festival sarà accompagnata da un evento speciale che vedrà protagonisti Adriano Pantaleo e Antonio Petillo. Dopo la proiezione del documentario e il talk con il pubblico, il coach guiderà un training camp dedicato ai giovani cestisti nell'Arena di Giffoni, trasformando il messaggio del film in un'esperienza concreta di sport, formazione e condivisione. Un appuntamento che conferma la volontà di portare fuori dallo schermo i valori raccontati nel documentario, coinvolgendo direttamente le nuove generazioni.
Il documentario assume anche un forte valore simbolico perché è l'ultima opera cinematografica girata all'interno delle Vele di Scampia prima della loro demolizione. Una scelta che consegna alla memoria uno dei luoghi più iconici del Paese attraverso una narrazione diversa da quella a cui siamo stati abituati. Il film restituisce il volto di una Scampia che troppo raramente trova spazio nel racconto pubblico: quella di chi ogni giorno costruisce comunità, relazioni e futuro attraverso l'impegno, lo sport e l'educazione.
L'idea del film nasce nel 2019 da Stefano Prestisimone, giornalista de Il Mattino, che racconta ad Adriano Pantaleo la storia di Antonio Petillo. Da quell'incontro prende forma un progetto sviluppato nel corso degli anni attraverso un lungo lavoro di ricerca e realizzazione, fino a diventare un documentario che racconta non soltanto la storia di un allenatore, ma quella di un uomo che ha fatto dell'educazione una scelta di vita.
Classe 1959, Antonio Petillo inizia il proprio percorso all'interno dell'Istituto Don Guanella di Miano, facendo del basket il linguaggio attraverso cui accompagnare centinaia di giovani nella crescita personale. Negli anni il suo talento lo porta fino ai massimi livelli della pallacanestro italiana, ma quando avrebbe potuto consolidare una carriera sui parquet della Serie A sceglie di rinunciare a quel percorso per restare fedele alla propria missione educativa, mettendo la sua esperienza al servizio dei ragazzi delle periferie di Napoli e, successivamente, dell'Africa. Per lui il campo non è mai stato soltanto il luogo della competizione, ma uno spazio in cui trasmettere disciplina, responsabilità, rispetto e fiducia nelle proprie capacità. «Attraverso il basket cerco di far capire ai ragazzi che cos'è la vita», sintetizza Petillo.
Il film ripercorre questa esperienza attraverso immagini d'archivio, fotografie, testimonianze e riprese realizzate tra Napoli e l'Africa. Ex giocatori, allenatori, amici e collaboratori ricostruiscono il percorso umano e professionale di Petillo, restituendo il ritratto di un educatore capace di incidere profondamente sul proprio territorio e sulle persone incontrate lungo il cammino.
Da oltre dieci anni il suo impegno prosegue anche in Kenya e Zambia, dove collabora con Amani for Africa, formando allenatori e accompagnando bambini e adolescenti in percorsi educativi attraverso il basket. È proprio questo il significato del titolo Il Coach dei 2 Mondi: un ponte ideale tra Napoli e l'Africa, due realtà geograficamente lontane ma accomunate dalla convinzione che lo sport possa rappresentare uno straordinario strumento di inclusione, responsabilità e crescita sociale.
Frutto di oltre tre anni di lavorazione tra Napoli, Kenya e Zambia, il documentario accompagna Antonio Petillo nel suo quotidiano. Alternando immagini d'archivio, testimonianze e riprese realizzate nei luoghi della sua storia, Adriano Pantaleo costruisce un racconto che supera i confini del documentario sportivo e restituisce il percorso umano di un allenatore capace di lasciare un segno ben oltre il campo da gioco.
Realizzato senza alcun contributo pubblico, Il Coach dei 2 Mondi è una produzione Terranera e Verteego, in associazione con Percettiva e in collaborazione con Giffoni Innovation Hub. Il documentario è prodotto da Andrea Bonelli, Francesco Di Leva e Adriano Pantaleo, con Alessia Calvano produttrice associata. La realizzazione dell'opera è stata resa possibile grazie al supporto di Stichting Astara, Salus, Banca Etica, Codime e IKS – Italian Kit Sport, con il patrocinio della Federazione Italiana Pallacanestro (FIP), del Comune di Napoli e della Fondazione Campania Welfare (già Fondazione Banco di Napoli).
«Seguire Antonio per cinque anni è stato per me un grande privilegio. Ho potuto attraversare, insieme a lui e ai suoi ragazzi, mondi diversi ma uniti dalla stessa lingua: quella dello sport come strumento di educazione e di crescita. Ho capito quasi subito che dietro la storia dell'allenatore che aveva portato per la prima volta Scafati in Serie A2 si celava qualcosa di molto più grande: la straordinaria storia di un uomo comune che aveva trasformato la propria passione in una missione educativa, diventando un autentico maestro di vita. Mi auguro di essere riuscito a trasmettere tutto questo e che lo spettatore, guardando il film, possa vivere lo stesso viaggio che ho vissuto io. Perché, in fondo, questo è un film che, attraverso il basket, racconta ciò che un essere umano può fare per un altro essere umano», dichiara Adriano Pantaleo.
